La proposta di legge di iniziativa popolare denominata “Un cuore che batte”, nonostante tutte le difficoltà frapposte dagli abortisti e anche – purtroppo – da molti sedicenti prolife e da qualche Vescovo, ha avuto un successo strepitoso e ha raccolto più del doppio delle 50.000 firme necessarie per la presentazione alla Camera. Le firme sono state controllate ed ora si attende che venga calendarizzata dalle Commissioni riunite II (Giustizia) e XII (Affari Sociali).
La proposta introduce nell’art.14 della legge 194 del 22 maggio 1978 il comma 1-bis: «Il medico che effettua la visita che precede l’interruzione volontaria di gravidanza ai sensi della presente legge, è obbligato a far vedere, tramite esami strumentali, alla donna intenzionata ad abortire, il nascituro che porta nel grembo e a farle ascoltare il battito cardiaco dello stesso»,
L’associazione Ora et labora in difesa della Vita e le altre 13 associazioni facenti parte il comitato promotore, tra cui Pro Vita & Famiglia, si augurano che la calendarizzazione avvenga presto. Almeno prima delle elezioni europee: potrebbe essere un incentivo ad andare a votare per tanti prolife delusi dai partiti e dalla politica.
Cliccando su questo link è possibile leggere il documento depositato alla Camera. Da leggere soprattutto, perché particolarmente degna di nota, è la relazione introduttiva alla proposta di legge scritta dalla bioeticista Giulia Bovassi.
Francesca Romana Poleggi




