Quando inizia la vita? Con il concepimento, non con l’impianto

Una nuova concezione di inizio della vita

In questo terzo rapporto dell’Osservatorio Permanente sull’Aborto, il prof. Giuseppe Noia critica il tentativo in atto di spostare l’inizio della vita umana dal momento del concepimento a quello dell’impianto. Al fine di manipolare la definizione di inizio della vita, alcuni hanno reinterpretato il concetto di “concepimento” per riferirsi non più alla fecondazione, ma piuttosto all’annidamento dell’embrione nell’endometrio. Secondo questa visione, infatti, lo zigote, la morula e la blastocisti non sarebbero da considerarsi pienamente individui umani dal punto di vista etico e antropologico. Di conseguenza, sarebbero suscettibili di trattamenti farmacologici contraccettivi, non da considerarsi come abortivi.

L’autore critica questa prospettiva mostrandone l’assenza di fondamenti scientifici. Al contrario, mostra come la singamia segni il punto di non ritorno della fecondazione. Occorre pertanto ridiscutere l’uso del termine “pre-embrione” e la ricerca sull’embrione fino al quattordicesimo giorno. Più che da evidenze scientifiche, le decisioni riguardanti la ricerca sull’embrione sono influenzate da preoccupazioni sociali.

È vita fin dal concepimento, nel dialogo tra madre e figlio

Il dialogo nascosto tra madre e figlio, dal concepimento all’impianto, fonda l’esistenza della persona umana dalla nascita alla morte naturale.

Il testo sottolinea l’importanza del ruolo biologico dell’embrione e identifica cinque caratteristiche chiave: identità umana, individualità e unicità, autonomia biologica, assunzione del piano genetico e comunicazione mirata. Si evidenziano le relazioni fisiologiche e patologiche tra madre e embrione, sottolineando che la formazione del nuovo essere umano avviene gradualmente. L’autonomia biologica dell’embrione, con il suo cambio metabolico energetico, è cruciale per la sopravvivenza e la successiva differenziazione. La relazione madre-fetale è essenziale per la soppressione dell’interazione immunologica e influenza le condizioni di vita dall’impianto fino all’età adulta. Infine, si menziona il “cross-talk” tra madre ed embrione, evidenziando che questo dialogo inizia prima dell’impianto ed è cruciale per la gravidanza, la tolleranza immunologica e la crescita embrionale. Si evidenzia che fattori farmacologico-ormonali, come la pillola del giorno dopo, potrebbero influenzare questo processo e causare aborti precoci.

Il vero meccanismo d’azione dei contraccettivi d’emergenza

Il rapporto discute anche l’azione antinidatoria e abortiva dei farmaci LNG e UPA. Mostra che questi farmaci hanno un effetto significativo sulla produzione di progesterone e sulla decidualizzazione dell’endometrio, ostacolando la possibilità di impianto dell’embrione. Mentre l’EMA e altri organismi hanno sostenuto che questi farmaci agiscano principalmente ritardando l’ovulazione, studi successivi hanno dimostrato il contrario, evidenziando un’azione prevalentemente antinidatoria.

Ci sono anche evidenze che suggeriscono come la cosiddetta “contraccezione d’emergenza” possa comportare un’abortività precoce, in quanto impedisce l’impianto dell’embrione fecondato.

Il documento sottolinea inoltre la continuità tra cultura contraccettiva e aborto volontario, criticando l’atteggiamento antiscientifico che ignora il protagonismo biologico dell’embrione.

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Prof. Giuseppe Noia – Il dialogo nascosto

Leggi il Rapporto OPA 2023: